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25 NOVEMBRE
Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro la donna

 25 novembre 2005

Messaggio del Segretario Generale dell'ONU in occasione della Giornata

 

Il 25 novembre 1960 le sorelle Patria, Minerva e Maria Theresia Mirabal furono assassinate dai servizi segreti militari della Repubblica Dominicana. Erano rimaste vittime della lotta contro il dittatore dominicano Trujillo.

Una ventina di anni dopo, nel 1981, in occasione di un incontro di femministe latinoamericane e caraibiche in Colombia, il 25 novembre è stato proclamato Giornata commemorativa internazionale. Essa avrebbe d’ora innanzi ricordato le vittime della violenza sulle donne e le ragazze.

Solo dopo che la 4a Conferenza mondiale delle donne, tenutasi a Pechino nel 1995, ha dichiarato la violenza contro le donne come problematica prioritaria, la comunità internazionale ha riconosciuto l'importanza della questione. In particolare, perché era stato dimostrato che la democratizzazione e una lotta efficace contro la povertà non sono possibili se nel contempo non si riduce sistematicamente la violenza nei confronti delle donne.

Nel 1999 la Giornata fu riconosciuta anche dalle Nazioni Unite (risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU n° 54/134 del 17 dicembre 1999). La violenza sulle donne, così come definita nella Dichiarazione per l’Eliminazione della Violenza sulle Donne emanata dalle Nazioni Unite nel 1993, è “qualunque atto di violenza sessista che produca, o possa produrre, danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche, ivi compresa la minaccia di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che nella vita privata”.

La rilevanza di tale dichiarazione deriva dal ritardo con il quale la comunità internazionale ha annoverato la violenza sulle donne tra le violazioni dei diritti umani. È solo quindi dal 1993 che la violenza sulle donne è messa in relazione a tre aree: la violenza intrafamiliare, nella società e quella perpetrata o condonata dallo Stato. La violenza nei confronti di donne e ragazze, nelle più diverse forme, costituisce una delle più frequenti violazioni dei diritti umani. La violenza contro le donne è un crimine che rappresenta la prima causa di morte per la popolazione femminile di età compresa tra i 16 e i 44 anni.

 

Contrariamente a quanto si ritiene, la maggior parte delle violenze compiute ai danni delle donne sono ad opera di familiari o conoscenti, con conseguenze sia fisiche che emotive per le vittime e i loro figli, che vanno a minare il loro senso di autostima e le prospettive di una crescita equilibrata. Si stima che la tratta di donne e bambini in tutto il mondo interessi circa 2 milioni di persone l’anno. L'UE suppone che ogni anno vengano trasferite in questo modo nell'Europa occidentale 120'000 persone. L'OMS (Organizzazione mondiale della sanità) stima che una donna su cinque venga maltrattata nella sfera intima. Nel Terzo Mondo, ogni minuto, una donna muore per conseguenze legate alla gravidanza e al parto; le donne rappresentano il 63% degli analfabeti nel mondo.

In Europa sono state attivate numerose iniziative volte ad arginare questo fenomeno. In particolare il Parlamento europeo ha sollecitato le altre istituzioni comunitarie ad intraprendere delle azioni decisive, anche attraverso programmi comunitari quali DAPHNE. La seconda fase dell’azione comunitaria DAPHNE II, diretta a prevenire la violenza contro i bambini, gli adolescenti, le donne ed a proteggere le vittime ed i gruppi a rischio, rappresenta un’efficace strumento di programmazione contro la violenza ed un modello di buona pratica per collegare la politica e le strutture regionali alle azioni di cooperazione interregionali.
In proposito, uscirà a breve l'invito a presentare proposte per il programma Daphne, con scadenza al 10 febbraio 2006.

 

Nel 1997, l’Italia, in attuazione della Piattaforma di Pechino, ha indicato la violenza contro le donne tra le priorità politiche del Governo ed ha approvato, il 4 aprile 2001, la legge 154 che adotta misure contro la violenza in ambito familiare, prevedendo la misura cautelare dell'allontanamento dell'imputato dalla casa familiare e qualora sussistano esigenze di tutela dell'incolumità della persona offesa o dei suoi prossimi congiunti. Questa disposizione introduce un cambiamento di prospettiva nell’affrontare la violenza contro le donne, poiché risponde all’esigenza delle vittime di non essere costrette ad abbandonare la propria casa e la loro vita ed a subire ulteriori disagi.

 

In Italia, sarà presto attivo inoltre il numero verde gratuito contro la violenza sulle donne del Ministero per le Pari Opportunità. Il nuovo servizio, risponderà al numero “1522”. Il servizio fornirà un supporto immediato alle donne vittime di violenza intra ed extra familiare. Gli operatori del call center raccoglieranno denunce, richieste di assistenza e saranno in grado di mettere in contatto le donne vittime di violenze con le strutture di assistenza presenti sul territorio.

 

Si tratta di “un servizio – spiega il Ministro per le Pari Opportunità Stefania Prestigiacomo - capace di mettere in rete tutte le strutture, servizi sociali territoriali, Asl, Forze dell'Ordine se necessario, per fornire ad ogni Sos femminile, non solo relativo a violenze ma anche a richieste di aiuto, a denunce di disagio, la risposta piu' rapida, piu' adeguata, piu' vicina''.


Il sito del Progetto ministeriale “Rete delle pari opportunita’” realizzato con finanziamenti europei -
www.retepariopportunita.it
Il sito del Ministero per le Pari Opportunità - www.pariopportunita.gov.it

Il sito del Servizio per la lotta alla violenza della Confederazione Svizzera - www.against-violence.ch


Redazione Nonprofitonline

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