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(03/07/2014) DECRETO IMU: Novità importanti per le Scuole pubbliche non statali

Per gli enti non commerciali il decreto schiera un parametro inedito, quello del costo medio per studente. Ecco l'analisi e il commento positivo di Anna Monia Alfieri.

Abbiamo avuto modo di trattare proprio a Nonprofitonline la bozza del Decreto IMU per gli enti non commerciali che schierava un parametro inedito e inaudito nell’immaginario della gestione scolastica, quello del costo medio per studente. Un requisito che lungo questi mesi ha fatto ben sperare i cittadini attenti e consapevoli, fiduciosi che in Italia il clima potesse diventare più favorevole in rapporto alla libertà di scelta della famiglia in un pluralismo educativo. Il tema appariva del tutto adeguato e capace di spezzare le catene dell’ideologia (riconosciute a più riprese dagli stessi vertici ministeriali, di varie compagini politiche) che lo avevano tenuto legato dal 1948 ad oggi, rendendo l’Italia una grave eccezione in Europa e facendo dubitare riguardo alla capacità di uno Stato di diritto di garantire i diritti che riconosce.

Dopo una lunga gestazione, il 26 giugno 2014 viene approvato il Decreto IMU che schiera novità importanti per le Scuole pubbliche non statali. E non solo, come si vedrà. Restava infatti da “contestualizzare” al Sistema Nazionale di Istruzione il parametro europeo, il “requisito” alla lett. c), comma 3, dell’art. 4 del Regolamento: lo svolgimento dell’attività deve essere effettuato “a titolo gratuito, ovvero dietro versamento di corrispettivi di importo simbolico e tali da coprire solamente una frazione del costo effettivo del servizio, tenuto anche conto dell’assenza di relazione con lo stesso”. E’ fondamentale domandarsi: “simbolico” rispetto a cosa?
Quale sarà mai il “costo effettivo del servizio”? Anche di quello della scuola pubblica statale? E’ la domanda-madre che finalmente ci riporta, dopo anni di girovagare nei meandri dell’ideologia e del non senso, al cuore della quaestio... Occorre infatti ricordare che, a norma dell’art. 1, comma 1, della legge 10 marzo 2000, n. 62, il Sistema Nazionale di Istruzione è costituito dalle scuole pubbliche statali e dalle scuole pubbliche paritarie e degli enti locali. Pertanto, il chiedersi quanto effettivamente costi il servizio alle scuole pubbliche – statali e paritarie – è del tutto legittimo e funzionale alla sopravvivenza economica del servizio stesso. Impossibile sembrerebbe anche stilare un bilancio di previsione senza la possibilità di quantificare tale dato... Di conseguenza il Decreto IMU non può trascurare la singolarità italiana rispetto all’Europa, facendo un passo di civiltà: per gli enti non commerciali schiera un parametro inedito, quello del costo medio per studente.
Si legge sul sito del Ministero: “Se il corrispettivo medio (CM) è inferiore o uguale al costo medio per studente (CMS) la scuola paritaria è esente dall’IMU.

Tabella. Spesa Annuale per studente distinta per livello di istruzione
(CMS – Costo Medio per Studente)

Spesa annua nelle istituzioni educative per studente:
Scuola dell'infanzia: € 5.739,17
Scuola Primaria: € 6.634,15
Istruzione secondaria di primo grado: € 6.835,85
Istruzione secondaria di secondo grado: € 6.914,31
Tutti i livelli: € 6.882,78
(Fonte Education at glance OECD)

Per corrispettivo medio (CM) si intende la media degli importi annui che vengono corrisposti alla scuola dalle famiglie.
Ad esempio, se in una scuola dell’infanzia sono presenti 10 bambini per i quali viene corrisposto un importo annuo pari a € 1000 e 5 bambini per i quali viene corrisposto un importo annuo agevolato di € 500, il corrispettivo medio sarà pari a: [(1000 x 10) + (500 x 5)] / 15 = € 833.

Per costo medio per studente (CMS) si intende, invece, l’importo indicato nella Tabella sopra riportata, distinto per settore scolastico.
Se il corrispettivo medio (CM) è inferiore o uguale al costo medio per studente (CMS) , ciò significa che l’attività didattica è svolta con modalità non commerciali e, quindi, non è assoggettabile a imposizione.” http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/istruzione/dg-ordinamenti/scuola-non-statale/imu_tasi

Il Costo Medio per Studente è un parametro interessante e vitale poiché è un indice capace di leggere in modo realistico la singola realtà scolastica.
Il Corrispettivo Medio, che è la media del contributo al funzionamento richiesto alle famiglie, è un parametro che tiene conto delle agevolazioni totali o parziali che la scuola applica alle famiglie, che altrimenti non potrebbero esercitare la loro scelta. Scuole che scelgono in tal modo di non trasformarsi in vasi conduttori di ingiustizia sociale.
Il Costo Medio per Studente, che è la risultanza dei Costi Totali (Costi fissi + Costi variabili)/ il numero degli studenti, è ovviamente inversamente proporzionale al numero degli studenti. Tale Costo è definito un costo reale: ad esempio, se prendo in esame quattro scuole avrò probabilmente 4 costi medi differenti. Un passaggio ulteriore è offerto dal Costo Standard, definito anche “costo ipotetico”, cioè la risultanza di alcune ipotesi di efficienza di un modello organizzativo.

Il Costo Standard è funzionale a far evolvere il costo medio - di solito è superiore - poiché indirizzato a far superare tutte le inefficienze.

E’ un passaggio fondamentale, questo, funzionale non solo ad una corretta gestione della scuola pubblica (e, a monte, della cosa pubblica), ma anche ad aprire concretamente la strada perché sia riconosciuto anche in Italia – si dà il caso, all’inizio del nostro semestre di presidenza europea – il diritto fondamentale di educare la prole nella massima libertà, in una scuola pubblica (cioè controllata, garantita dallo Stato, utile a tutti) non importa se statale o paritaria, potendo scegliere nell’ambito di una pluralità di offerta formativa. Chi paga le tasse deve poter scegliere. Lo Stato garantisca, non gestisca: non gli conviene. Le conseguenze? Salutari e corroboranti per la salute delle finanze statali, per la qualità del Sistema, per la soddisfazione del Genitore: 1) una buona e necessaria concorrenza fra le scuole sotto lo sguardo garante dello Stato; 2) l’innalzamento del livello di qualità del sistema scolastico italiano con la naturale fine dei diplomifici e delle scuole che non fanno onore ad un SNI d’eccellenza quale l’Italia deve perseguire per i propri cittadini; 3) la valorizzazione dei docenti e il riconoscimento del merito, come risorsa insostituibile per la scuola e la società; 4) l’abbassamento dei costi e la destinazione di ciò che era sprecato ad altri scopi. Si rompe il meccanismo dei tagli, conseguenti a sempre minori risorse (perché sprecate), che producono a loro volta altro debito pubblico. Pare poco?

Anna Monia Alfieri

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